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oud Rome strip
HET OUDE ROME - & - ROME VANAF DE MIDDELEEUWEN

Forum Romanum

De Tiber


De Tiber (Latijn: Tiberis | Italiaans: Tevere) is met 404 kilometer lengte de op twee na langste rivier in Italië. Vanaf de berg Fumaiolo kronkelt hij zich door prachtige dalen en via holen en spelonken tot door Rome heen om uit te monden in de Tyrreense Zee. (verder onder de foto)
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De Tiber
De Tiber

"Niet zonder reden hebben de goden en mensen deze plaats uitgekozen om de Stad te stichten: buitengewoon vruchtbare heuvels, een gemakkelijke rivier om daarover producten uit het binnenland te vervoeren en leveringen vanaf de zee(kust) te ontvangen; een plaats dicht genoeg bij de zee om de vruchten van de mogelijkheden daarvan te plukken, maar niet blootgesteld aan vijandelijke vloten door de nabijheid van het cntrum van Italië, (een plaats) zeer geschikt voor de groei van de Stad; de grootheid zelf van de Stad nu is het bewijs ervan" (Livius AUC)
Dit citaat laat zien ook de antieken zelf zich waarschijnlijk welbewust zijn geweest van het feit dat de redenen voor de keuze v an de plaats, waarop de stad zou ontstaan, van een nogal economische aard geweest waren.

 

La presenza del fiume fu talmente importante per la nascita della città che Servio, vissuto tra il IV e il V secolo d.C., arrivò a sostenere che il nome arcaico del Tevere, Rumon o Rumen (la cui radice deriva da ruo, scorro), diede il nome alla città, sicché Roma avrebbe significato Città del Fiume. Lo stanziamento della città si colloca in un punto strategico dal punto di vista geografico: presso l'ultimo guado del Tevere, a poca distanza dal mare e soprattutto dalle saline che rifornivano le popolazioni dell'interno di un prodotto essenziale per la pastorizia e per la conservazione degli alimenti. Quindi, la via d'acqua tiberina, naturalmente collegata con il mare, fu da sempre il percorso più agevole e conveniente per i trasporti ed i commerci. Piccole e grandi navi, dopo aver solcato il Mediterraneo, risalivano il Tevere con la forza dei remi e con quella delle funi, manovrate da schiavi o da animali. Il centro d'approdo più antico fu il Portus Tiberinus. Le imbarcazioni scaricavano le loro mercanzie e ripartivano con i prodotti delle fiorenti industrie cittadine: in quel periodo, infatti, a Roma si confezionavano in serie vestiti, tuniche, toghe, sai, coperte, scarpe, ma anche pezzi grandi come aratri e gioghi, nonché i cesti di vimini, i famosi "cesti romani". Nella Roma imperiale il commercio e il traffico fluviale assunsero la massima espansione e da tutto il mondo romano giungevano i prodotti più svariati, dalle spezie ai legni pregiati, ai marmi orientali. Di conseguenza, lo scalo divenne insufficiente  alle crescenti esigenze di Roma ed al grande traffico: sorse, quindi, più a sud, il nuovo porto, l'Emporium, con lo scalo-deposito dei marmi, Marmorata e alle spalle il colossale complesso degli Horrea, ovvero l'insieme di magazzini e depositi delle merci. Tutta la riva sinistra del fiume, dalla zona del Foro Boario al Testaccio, rimase il punto d'attracco fondamentale fino alla fine dell'impero ed ebbe un suo incremento commerciale nel VI secolo per i numerosi coloni greci che vi si stabilirono, avendo come centro la Schola Graeca collegata a S.Maria in Cosmedin: perciò questa riva si chiamò Ripa Graeca. Verso la fine del IX-X secolo, gli scali fluviali che riguardavano i passeggeri si trasferirono sulla riva opposta, tra Porta Portese e i Borghi, in quella che si chiamò Ripa romea dai pellegrini (romei) che, provenienti dal mare, vi sbarcarono in numero sempre crescente: era il Porto di Ripa Grande. Accanto al fiume e sul fiume si svolgevano tanti altri mestieri che sfruttavano l'acqua e la forza motrice del Tevere: gli "acquaroli", ossia i portatori e rivenditori di acqua (dobbiamo ricordare che fino a poco più di un secolo fa l'acqua del Tevere era potabile) che nel basso medioevo e nella prima età moderna costituivano una delle più antiche associazioni di mestiere e che fondarono anche l'Ospedale del Salvatore, noto oggi come l'ospedale di S.Giovanni in Laterano; i "barcaroli" o "navicellari", gli "scaricatori di barche", i "molinari", che lavoravano ai molini situati principalmente presso l'Isola Tiberina, dove sfruttavano la corrente impetuosa scaturita dal restringimento del corso del fiume, i "famòle" o costruttori di mole di pietra per molini, i "carpentieri" e "falegnami" costruttori di barche, i "pescatori" e i "pescivendoli" (il fiume offriva copiosi e svariati frutti della pesca, a cominciare dallo storione), i "barilari", i "marinai", ma anche le beccherie, le tintorie, le concerie di pelle e cuoio, le gualcherie (per compattare e rassodare i pannilana) erano tutte situate presso il fiume. Certamente, il rapporto di Roma con il fiume non fu solo d'amore o di attività produttiva; fu anche un rapporto di odio e distruzione, scaturito dalle situazioni drammatiche che la Roma "bassa" era costretta a vivere per le numerose inondazioni del fiume, che provocavano danni ingenti, spesso irreparabili, seguiti, a causa del fango, della melma e delle acque stagnanti, da grandi epidemie, in special modo di tifo. Dopo ogni inondazione i "bandi" delle autorità cittadine imponevano a tutti la rimozione del "lezzo", cioè del fango maleodorante, o perlomeno la sua concentrazione al centro delle grandi strade e piazze per facilitarne il trasporto fuori città. Su molte mura delle case più antiche in prossimità del Tevere si possono ancora notare le targhe che indicano il livello raggiunto dalle acque. Sotto questo punto di vista, l'arrivo dello Stato Italiano, dopo il 1870, ha significato una vera rivoluzione nel rapporto tra città e fiume con la costruzione dei muraglioni, che, seppur eliminando il problema delle inondazioni, hanno distrutto un rapporto che durava da millenni. I lavori, iniziati nel 1876, si conclusero in pratica cinquant'anni dopo, nel 1926. Questa operazione idraulica progettata e realizzata dall'ing. Canevari costituì la fine di un incubo ma a scapito di un sostanziale cambiamento di tutto l'ambiente tiberino, tra la demolizione di paesaggi e ambienti irripetibili come i porti di Ripetta, di Ripa Grande e Leonino, le modifiche di antichi ponti romani come il Cestio o il S.Angelo, estraniando il fiume dal contesto cittadino, isolandolo all'interno di una "gabbia" che lo vede sempre più nero e sempre meno "biondo".

 
 
 
 

ROMA ANTICA

Monumenten en archaelogische resten.
Eerste kerken.

Forum Romanum
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Palatijn
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Capitolinus
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Colosseum vallei
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Keizerfora
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Forum Boarium/Olitorium/ Velabrum
(S.Maria in Cosmedin eo)
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Circus Maximus/Thermen van Caracalla
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De muren van Rome

De consulaire wegen

Catacomben

Het Marsveld

(Pantheon, pza Navona eo)
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De Aventijn
(S.Sabina, piramide eo)
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De "Colle Oppio"
(S.Clemente, Domus aurea)
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De Caelius
(S.Stefano rotondo eo)
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De Esquilijn
(S.Maria Maggiore eo)
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Quirinalis
(Thermen Diocletianus eo)
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De Pincio
(Spaanse trappen eo)
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De area v/h Vaticaan
(Engelenburcht eo)
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De Janiculus
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Trastevere
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De area v/d Laterani

(S.Giovanni in Laterano eo)
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De area van de S. Croce
(Porta Maggiore eo)
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De Tiber

De aquaducten

Archaeologische musea


Testaccio
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Via Appia
Lijst van alle monumenten

 

De Tiber

Bruggen en havens:
  1. Tiber algemeen
  2. Pons Aelius / Ponte S. Angelo
    1. De Engelen op de brug
  3. Pons Aemilius / Ponte Rotto
  4. Pons Cestius
  5. Pons Fabricius
  6. Ponte Cavour
  7. Ponte degli Alari
  8. Ponte dei Fiorentini
  9. Ponte Duca d' Aosta
  10. Ponte Ferroviario di S. Paolo
  11. Ponte Flaminio
  12. Ponte Garibaldi
  13. Ponte Matteotti
  14. Ponte Mazzini
  15. Pons Milvius / Ponte Milvio
  16. Ponte Palatino
  17. Ponte Principe Amadeo
  18. Ponte Regina Margherita
  19. Ponte Sisto / Pons Aurelius
  20. Ponte Sublicio
  21. Ponte Testaccio
  22. Ponte Trionfale / Pons Neronianus
  23. Ponte Umberto I
  24. Ponte Vittorio Emanuele II
  25. Porto di Ripa Grande
  26. Porto di Ripetta
  27. Porto Leonino
  28. Portus Tiberinus